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Sulla necessità dell’arte

Ringrazio innanzitutto l’artista Luigi Ontani per avere accettato il nostro invito. Ringrazio il Sindaco di Brescia Onorevole Emilio Del Bono e il critico d’arte Alberto Mattia Martini che introdurrà l’artista. Porgo il mio più cordiale saluto di benvenuto agli ospiti: i vertici delle Istituzioni universitarie bresciane, in particolare il Rettore dell’Università degli Studi di Brescia, la Presidente del Conservatorio, i rappresentanti del Parlamento Europeo, delle Istituzioni, delle Imprese, degli Enti culturali. Grazie agli organi di informazione e a tutti voi, Studenti e Professori che siete convenuti o che ci seguite in videoconferenza dalla sede LABA di via Privata de Vitalis.

Non possiamo in apertura non ricordare Gillo Dorfles, vitale figura del panorama artistico nazionale. e non vogliamo sottacere i 70 milioni di visitatori transitati nel 2017 nei musei italiani. Assistiamo a una ripresa dell’idea dell’arte come bene da fruire, di cui godere, per vivere meglio. L’inaugurazione dell’anno accademico per la LABA è ogni volta un’occasione, oltre che per trarre bilanci e auspici, per considerare lo stato dell’arte su un panorama vasto: cittadino, nazionale ed europeo.
In questo mese di Marzo 2018 si riapre a Brescia la Pinacoteca rinnovata dopo anni di chiusura e si inaugura la mostra di Tiziano in Santa Giulia. Nonostante questi segnali positivi, viviamo in un tempo di spaesamento, di svuotamento, che porta a un livellamento verso il basso della coscienza. Nell’era della globalizzazione si va perdendo l’attenzione, l’identità, la profondità di ciò che viene rappresentato: si slitta pericolosamente verso l’indifferenziato. Ciò verso cui noi invece tendiamo con l’espressione artistica nei suo diversi linguaggi è l’opera piena di senso, in cerca di verità, di eternità. Nell’era dello strapotere dell’immagine non tutti sanno guardare. L’accademia ha il compito di interrompere la deriva verso le immagini inflazionate e false. Non importa solo il “cosa”, ma anche il “come” e il “perché” un soggetto viene rappresentato. Niente di ciò che vale si improvvisa, ma è frutto di studio e di ricerca. La forza dell’immagine sta nel pensiero, nella capacità di osservare gli altri e noi stessi con sguardo libero. Non c’è opera vera che non abbia un forte contenuto etico e sociale. Compito dell’opera è risvegliare, stupire, sorprendere: rivelare una bellezza non convenzionale, capace di suggerire, di svelare, di scuotere le nostre certezze per offrire una visione inedita del mondo. Non esiste grande artista che non abbia elaborato un pensiero forte intorno alla conoscenza di sé e della realtà. Il nostro compito è lavorare sempre più in questa direzione. L’opera è comunicazione, documento, memoria. Ma anche visione profetica capace di anticipare i tempi e modificare e amplificare la percezione del mondo.
Penso che il problema dell’arte e la sua risoluzione stiano oggi nella sintesi tra il pensiero di Beuys che afferma che l’arte deve tendere a una plastica sociale, alla autodeterminazione e l’abusata profezia di Dostoewski: la bellezza salverà il mondo.
Non ci è consentito pensare su piccola scala. Sentiamo la responsabilità di un impegno etico corale. Proprio in un tempo di crisi come è questo che stiamo ancora vivendo, parlare di arte significa parlare dello spirito. Vogliamo e dobbiamo mettere in circolazione l’energia coraggiosa dell’arte, vogliamo che l’arte diventi strumento di educazione e di evoluzione. Noi italiani siamo gli eredi del Rinascimento. Un’accademia come la nostra avverte la responsabilità di non tradire la tradizione; però con lo sguardo rivolto al futuro, consapevoli che in Italia la cultura può e deve costituire la risorsa primaria: attraverso una progettualità sostenibile, una comunicazione veritiera, un’applicazione di qualità nell’ambito delle arti e del Made in Italy e il sostegno alle imprese d’arte e di cultura. Penso si debba giungere a una nuova forma di classicità, un nuovo umanesimo che ponga nuovamente al centro la persona e non un’ideologia, che si contrapponga allo strapotere della tecnica – il filosofo Emanuele Severino direbbe della Techne – che governa tutte le nostre azioni e spesso genera alienazione e angoscia. Credo che in questo tempo caotico e drammatico non si possano più separare gli ambiti conoscitivi, ma che si debba cercare di unificarli. Arte e scienza devono ritornare a dialogare.
L’arte, se non può cambiare il mondo, o salvarlo, come aveva profetizzato Dostoevsky, può, attraverso una nuova estetica della percezione, portare sempre più coscienza e consapevolezza nella nostra quotidianità. Proprio questo si prefigge la LABA, che intende la formazione non solo come trasmissione di conoscenze e competenze artistiche e tecnologiche ma vuole suscitare negli studenti uno spirito critico autonomo.

La LABA è ormai una realtà consolidata nel panorama nazionale e internazionale. A questa apertura corrisponde un legame stretto e stabile con il nostro territorio. C’è un versante che ci sta sempre a cuore: il rapporto con la nostra Città. La cura per la nostra Città si è espressa negli anni attraverso un’azione di conservazione del patrimonio artistico e ora continua con importanti collaborazioni con il Comune di Brescia, con Fondazione Brescia Musei, con il CTB, con il Conservatorio, con il Teatro Grande, con molte imprese e attraverso l’attività della galleria d’arte della LABA, la Alba Area Gallery, che espone opere di studenti e professori dell’accademia, oltre che di artisti esterni.

Ringrazio i professori, il vicedirettore e i responsabili dei dipartimenti, per la loro professionalità e per la dedizione nei confronti degli allievi. In particolare ringrazio il prof Migliaccio, presente dalla fondazione dell’accademia che il prossimo anno festeggerà il ventennale e che nel suo corso monografico ha inserito Luigi Ontani come artista significativo. Credo che i suoi studenti saranno felici di poterlo incontrare di persona. Ringrazio tutti i miei collaboratori.
Naturalmente il mio augurio va alle allieve e agli allievi, provenienti da molte regioni italiane, europee ed anche extraeuropee che ogni anno si affermano in diversi ambiti: dal design alla fotografia alla comunicazione per l’impresa all’arte drammatica alla moda alle arti visive. I risultati finora raggiunti non ci consentono soste e ci spingono a sempre meglio operare, lungo i binari dell’etica e dell’estetica, paralleli e non provvisori, che hanno tracciato dall’inizio il percorso della LABA. Continueremo su questa strada. Buon lavoro!

Brescia, 5 Marzo 2018

Roberto Dolzanelli
direttore LABA

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